Associazioni di parole

Think tank.

È il contenitore di idee con cui ho iniziato a collaborare dall’inizio del mese. Praticamente passo le mattine a stare dietro a un uomo molto indaffarato, cercando di organizzare eventi, raccogliere idee, salvare il mondo. O almeno così dice lui. Più che altro lui si agita e io cerco di organizzargli il cervello dando delle priorità. Una roba a metà tra la psicologa e la Project manager.

Part time

Una condizione che non mi aspettavo, che non cerco e che in un’altra vita avrei agognato. Ora no.

Bambini

Non i miei, su questo non ho dubbi, ma di due napoletani a Bruxelles, che hanno messo un annuncio a cui ho risposto. Sono la baby-sitter di due mocciosetti due pomeriggi a settimana. Un lavoro tra filastrocche bilingue e bagnetti. Non ho idea di come sia finita a fare questa cosa, i bambini continuano a terrorizzarmi e mi stanno pure un po’ antipatici. Però ho scoperto di essere brava, i genitori mi adorano e, ogni tanto, mi diverto pure. Così sto impegnata altro tempo, e se sto impegnata non mi deprimo.

PS: io no, ma qualcuno molto vicino a me è in attesa, e io potrei impazzire grandemente e trasformarmi in una di quelle zie matte che regalano pony.

Studiare Francese

Quando non ho le mattine al think tank, non faccio la baby sitter o il part time, studio francese. Le scuole di lingue private erano il mio pallino anche quando ero molto giovane. Fondamentalmente sono una secchiona dentro, quindi studio, faccio i compiti e passo gli esami. Il voto mi galvanizza e aumentare di livello mi fa sentire come un Pokémon. Uno di quelli fichi e cazzuti. Tipo questo.

Colloqui

Non avevo idea che sarei arrivata a questo punto con tutti questi colloqui sulle spalle. Se un anno fa, ci avessi scomesso, i numeri sarebbero stati diversi. Ma ho imparato molte cose, su di me e sul mercato del lavoro qui. La più importante è che non sono esattamente stocazzo. Questo non vuol dire che io sia una scema o non sia brava o altro. Significa solo che là fuori è pieno di stocazzi che sono più brillanti, più giovani, più skilled. Me ne sono fatta una ragione, ma, ciononostante, continuo a mettermi alla prova, a sfidarmi con gli stocazzo provenienti da tutto il mondo. E vi dirò di più, sono anche diventata sfacciata. Faccio application per ONG internazionali, per ruoli per cui l’anno scorso avrei detto “figurati se aspettano a me”, per posizioni più senior. Perché anche se non sono stocazzo una cosa importante l’ho imparata: non si può mai sapere.

E non si applica solo alle condizioni climatiche di questo paese, ma a tutta la vita di questo paese. Ogni incontro va coltivato, ogni persona va ricordata, ogni numero di telefono va memorizzato.

Questo è un mercato che si basa sulla rete. Ma non quella del figlio di o del cugino di mio nonno che , qui ti presenti e dici cosa sai fare. E parli dei progetti realizzati, dei risultati raggiunti e non si può mai sapere. Una rete di relazioni che ancora non ho imparato a tessere ma che cerco di capire. Tra alti e bassi.

Marocco

Se penso che dopo un anno a Bruxelles, quando ci sono 16 gradi mi metto le mezze maniche, l’idea dei 50 gradi di questa estate in Marocco mi tramortisce.

Poveri noi.

Amici

Necessari come l’aria. Mi è bastato un weekend a Milano per ricaricare le batterie e riprendere fiato. Quella del Belgio è un’esperienza incredibile e abbiamo vita sociale anche qui. Ma quanto mi mancano quei coglionazzi dell’università, ancora non riesco a crederci. Anche se abbiamo solo parlato, mangiato e camminato, era proprio quello di cui avevo bisogno.

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La terza età

La terza età arriva arrogante una mattina, dopo un paio di giorni dal tuo trentunesimo compleanno, quando, mentre stai facendo shopping perché è scoppiato il caldo, il collo ti si blocca.

E tu non puoi più piegare la testa, girarti a guardare una cosa o reggere una borsa sulle spalle.

La Signora Pasteis: 31 anni da due giorni.

Il momento migliore

La verità cruda è che, anche se ormai sono più di tre mesi che vado in palestra, e che mi tengo impegnata con l’esercizio fisico, il mio momento preferito è quando rientro nello spogliatoio per andarmene.

Non ho rilascio di endorfine, sudo come se ci fossero 45° e odio, fortissimamente odio i trainer piacioni (si, li trovate anche in Belgio).

Per cui, la maggior parte del tempo, mi intrattiene Duets di Cristina D’Avena e una serie di strane playlist che Spotify sceglie per me.

Oggi però ho mangiato la pasta a pranzo, quindi, anche se sono stata due ore in palestra, la mia unica felicità è arrivata dai carboidrati.

Statece.

Qui vediamo un’inedita immagine di La Pasteis che fa come Kung fu Panda.

un giorno alla volta e una telefonata alla volta.

non è sempre facile capire quello che si vuole.

io, per esempio, sono sempre stata una con le incrollabili certezze.

mi dovevo laureare in un ateneo prestigioso, dovevo iniziare a lavorare subito per investire nella mia carriera, avrei avuto un ufficio fantastico nel centro di una grande metropoli del mondo, ci sarebbero stati mille viaggi intorno al mondo, avrei avuto una vita sociale intensa e un milione di amanti, fino a quando, sempre da sola, avrei dato dei nipoti ai miei genitori.

questa è l’idea che avevo di me quando avevo 15 anni.

praticamente, a parte la laurea e lo sfruttamento che è iniziato immediatamente, non ho rispettato molto il mio ideale di donna in carriera autonoma e squalo.

forse perché, come ho detto anche un’altra volta, io assomiglio di più a un pesce palla, anche come meccanismo di difesa.

vivo all’estero da dieci mesi, non certo nella capitale glamour che avevo immaginato, ma Bruxelles ha un fascino tutto suo, in grado di mischiare il paesone con la capitale multilingue.

cerco di imparare un’altra lingua, tra gli alti e bassi dei corsi di francesi.

ho un marito.

alterno colloqui a corsi a colloqui a lettere di motivazione, mi scontro, per la prima volta, con l’inoccupazione e il dover riempire le mie giornate. ho un milione di piani su come battere la concorrenza, che qui è spietata. arrivo seconda a un mucchio di selezioni. c’è sempre qualcuno che ne sa un po’ più di me in qualcosa.

non sapendo bene cosa fare, ho capito che il mercato richiede tantissimi sviluppatori (non è un caso che mio marito se lo siano caricato a spalla in un minuto e mezzo), quindi programmo di iniziare a programmare. magari è la svolta.

socializzo. un po’, non certo in palestra, ma un minimo, socializzo.

usciamo più spesso e conosciamo gente più spesso.


nel senso che non uso più la parmigiana di melanzane sul balcone per attirare gli italiani in casa, adesso usciamo e attiriamo anche altra gente.


la mia vita non sta andando come previsto.

però non mi lamento. almeno non più come prima.

perché io sono viva, sono una privilegiata in questo stuolo di poveri cristi che tutti i giorni arrivano a Bruxelles, a Londra, a Barcellona, a Monaco, a Berlino, a Cippalippa.

sono una donna che ha seguito il suo uomo in un’avventura che programmavano da tempo e, anche se le cose non sono andate esattamente come credevo, non mi sento più in trappola.

non mi sembra che la mia vita sia già scritta e definita davanti a me.

non ho più gli attacchi di panico.

non ho più l’ansia che mi sveglia la notte per quello che dovrò fare il giorno dopo.

certo, sono in pausa lavorativa e non ho nemmeno mille amanti, ma ho anche capito che devo programmare un giorno per volta, se no, non reggo.

io che sempre avuto mille piani di riserva, ora devo vedere come vanno le cose e fare un passettino per volta. almeno sto curando l’ansia.

tra una telefonata e l’altra.

Puffi, squali e palestre

Non diventerò uno squalo, almeno non in tempi brevi.

E non lavorerò nemmeno con i Puffi.

Perché, che ci crediate o no, avevo fatto un’application per lavorare con i Puffi, che sono autoctoni, e quindi prolifici.

Non mi hanno voluto.

Si fottano quegli abbraccia alberi blu, io ho sempre tifato Gargamella.

Si, sto rosicando, ci speravo nei Puffi. Veramente.

La cosa che mi scoccia è non avere sempre molte idee per riempire le giornate.

Addirittura vado in palestra per avere qualcosa da fare.

E no, non è successo.

Sono 60 giorni che vado in palestra ma non ho avuto la scarica di endorfine.

Non mi sento meglio.

Non mi sento più in forma.

Mi sento solo più sudata e ho più lavatrici da fare.

Però ascolto playlist che mi gasano molto.

Tipo Duets di Cristina D’Avena e il meglio degli anni 2000.

Sto invecchiando malissimo.

Sono in corsa per due cose, quindi continuo a correre sul tapis roulant sperando di sopravvivere.

Il battito è di 213 dopo 4 minuti.

Evidentemente sto invecchiando malissimo.

Guardo serie TV in francese sperando di farci un po’ di orecchio, leggo fumetti in francese, ascolto orride canzoni in francese.

Ora sono al livello B1 e ho delle conversazioni lavorative in francese.

Continuando con questi ritmi, parlerò francese tra 85 anni.

Più o meno.

pesci lavoratori e instabili

metti che una è una signora pasteis con tutte le sue cosine a cui pensare.

una sta all’estero, e finalmente inizia a pure a fare dei colloqui, tanti. più qui da settembre che a roma negli ultimi quattro anni.

poi una mattina ti presentano uno perché stai prendendo un sacco di caffè con italiani all’estero perché loro ti danno dei consigli, creano network professionale.

allora ti raccontano di un lavoro figo, ridicolmente ben pagato, in un posto grosso, enorme. ISTITUZIONALE.

allora tu che sei una pasteis con un grande entusiasmo e un’autostima sotto i piedi, inizi a dire che ti piacerebbe molto, che in effetti, proprio quel lavoro lì, in quel campo, sarebbe un trampolino di lancio perfetto per una come te che in fondo, voleva fare un lavoro da squalo quando assomigliava di più a un pesce palla (anche se l’era cavata bene pure con i lavori da polpo).

allora stamattina ti chiama una signorina molto gentile e in italiano ti dice che ha visto il tuo cv, che lo girerà alle risorse umane, ma in effetti non sa se ti chiameranno per il colloquio perché cercano qualcuno con esperienza da piccolo squalo tigre, invece vede che tu hai un sacco di esperienza da polpo e pesce pagliaccio, quindi non sa se ti faranno fare un colloquio.

si, certo. grazie lo stesso. non si preoccupi.

poi sono convinta che con le sue esperienze da polpo e pesce pagliaccio, non avrà problemi a trovare lavoro.

eh…si. grazie comunque.

quindi diciamo che io e la palla del pesce, stavamo sul divano a leggere cose per un colloquio da polpo il prossimo lunedì, che ecco che succede.

arriva una mail dalle risorse umane per quel colloquio da piccolo squalo tigre. questo venerdì.

oh merda.

 

il panico.

moriremo tutti.

che cazzo mi metto?

ho voglia di vomitare.

 

deve essere il pesce che è andato a male.

quello che dovrei essere:

 

come me la sono cavata finora con skill da polpo:

chi sono in realtà:

quello che sta succedendo adesso.

 

pianificare e poi farsi smentire dal cielo azzurro

è così incredibile vedere il sole in inverno in questo paese, che oggi, quando il cielo si è aperto ed è diventato azzurro, quasi non ci credevo.

purtroppo la mia vita scorre alla ricerca di un lavoro (almeno qui faccio i colloqui, a roma nemmeno quelli) e il cercare di socializzare un po’.

quest’esperienza a brussels non sta andando come avevo pianificato, ma devo dire che almeno i 3/4 delle volte non va come pianifico, quindi cerco di tirarmi su.

per il lavoro sono ingabbiata in uno strano loop per cui non mi scelgono perché non ho nessuna esperienza all’estero di lavoro. anche se posseggo molte skills, anche se sono molto confident e si capisce che ho l’expertise, scelgono qualcun’altro perché io non ho mai lavorato qui.

il problema è serio, perché fino a quando non troverò il modo di iniziare a lavorare in belgio, sarà un eterno cane che si morde la coda.

per un po’ ho pensato di frequentare un master per un semestre, che non so se avrebbe risolto il problema lavoro, ma poteva risolvere il problema socialità.

qui abbiamo un piccolo gruppetto di sole donne italiane (!) con cui al momento usciamo, però, la maggior parte del tempo stiamo (e io soprattutto sto) soli.

mi sono anche iscritta in palestra, ma al momento, a parte bonjour e au revoir, non sono andata oltre con i miei approcci al sociale.

in più la gente puzza e io sono schifettosa.

gli ultimi mesi a roma, prima di sapere del trasloco in belgio, sono stati veramente una merda. avevo le crisi di panico al lavoro, mi sentivo ingabbiata in una vita (lavorativa) che non amavo e che non mi faceva stare bene. ero costretta a essere reperibile ogni giorno e ogni ora, tanto che quando c’erano i weekend mi sentivo costretta a essere reperibile a prescindere. per non parlare delle vacanze.

quando a marito è stata offerta questa occasione qui a brussels, alla commissione europea, mi sembrava di non riuscire nemmeno a respirare dalla gioia. era una via di fuga che lasciava tutti contenti senza dover arrivare allo scontro.

abbiamo lasciato roma, che amiamo sempre e siamo venuti qui carichi a pallettoni. forse è questo che mi ha un po’ fregata, ero sicura che avrei trovato lavoro in un attimo, invece non riesco ancora a sbrogliare la cosa.

devo avere pazienza e fiducia.

e adesso, dopo sei mesi, onestamente mi pesa.

mi pesa sentirmi sola.

mi pesa non lavorare.

mi pesa quest’idea che mi sono fatta che fino a quando non riesco a fare qualcosa per me, qualcosa di mio, sarò solo un’ospite mantenuta in questa città e non potrò vivermi pienamente quest’esperienza.

 

 

sono diventata un monotona su questo blog.

 

You know that I could use somebody
You know that I could use somebody
Someone like you
Off in the night, while you live it up, I’m off to sleep
Waging wars to shape the poet and the beat
I hope it’s gonna make you notice
I hope it’s gonna make you notice
Someone like me