sai a questo grande evento…

sai questo grande evento sarà a tema made in italy e pensavamo di mettere una parte dedicata ai grandi fasti del cinema italiano!

bello! e a che pensavate?

eh, è un problema, non riesco a trovare una scena di vacanze di natale senza parolacce.

vacanze di natale?

si, poi mettiamo pieraccioni con il ciclone, quo vado e borotalco. secondo te dobbiamo mettere anche una scena di gomorra anche se è una serie?

 

cade il sipario.

 

the blonde salad sarai te

è stato un trentesimo pieno di amore.

certo, negli stessi giorni del mio compleanno e della mia festa chiara ferragni impazzava sui social con feste vip, videomessaggi e richieste di matrimonio.

ma il mio è stato un trentesimo pieno d’amore.

da parte dei miei amici che hanno viaggiato anche di notte per festeggiarmi.

da parte della mia famiglia che ha fatto i bagagli ed è venuta a roma, anche per salutarmi, che è vero che bruxelles è dietro l’angolo, ma non è proprio la stessa cosa.

da parte dei miei colleghi di lavoro, una selezionatissima parte che è venuta a fare baldoria, e sono rimasti cazzeggioni.

da parte degli ex colleghi di lavoro del tofu, che si può dire, sono amici.

da parte del locale in cui abbiamo fatto una finta festa a sorpresa che faceva i cocktail più buoni del mondo.

da parte anche di quel megalomane di chef, a cui è bastata un’arruffianata per avere il menù di compleanno più buono dell’universo.

da parte di tofu che ha passato più ora sugli aerei che a terra ma non ha mai perso il sorriso e si è fatto carico, di una settimana di festeggiamenti che fedez in confronto è un pivello.

sono proprio una pasteis fortunata.

colonne sonore rilevantissime.

ora devo solo ricordare a me stessa: ma come cazzo mi è venuto in mente di ridurmi all’ultimo per il trasloco?

poi tutto andrà meglio.

 

– 6 giorni e poi enta

ci sono delle cose che mi vengono benissimo perché sono un’organizzatrice.

e delle cose che mi vengono malissimo perché poi alla fine, non mi fido di me.

tra 6 giorni compio 30 anni e non ho fatto nemmeno la metà delle cose che mi ero prefissata di fare.

però:

mi sono sposata perché credo ancora nell’amore che costruisci tutti i giorni

proprio a causa dell’amore di cui sopra, sto per trasferirmi all’estero

ho retto botta e sono riuscita a mantenermi sempre, nonostante la mia laurea in scienze politiche e la mia scarsa fiducia nel mondo del lavoro

ho perso qualche amico per strada, ma ne ho guadagnati molti altri e rispetto a dieci anni fa, non mi sento più sola

mi sono scritta sulla pelle che l’amore vince sempre e che si può amare qualcuno tutta la vita e soprattutto che la vita vince sulla morte. always

ho letto molti meno libri di quanto avrei voluto, ma sempre di più di quanti avrei immaginato

sono ancora curiosa del mondo lì fuori

non porto più gli occhiali (che non è un grande merito di solito, ma dal mio punto di vista è risultato ragguardevole)

 

quindi.

anche se non ho imparato il russo, non so suonare il basso e non ho fatto il volo dell’angelo, posso considerarmi soddisfatta e fortunata. che non sono cose così banali.

ps: vinco ancora le gare di sopracciglio alzato, molto meglio di dieci anni fa.

 

 

Le velleità ti aiutano a scopare quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero.

Le velleità ti aiutano a campare quando mancano sei giorni all’analista ed è tutto così facile, o così difficile, nell’altro divanetto che non paghi per intero.

mettere le mani avanti e cadere sempre

concludo la mia carriera agli eventi a Roma con un evento sul calcio.

concludo proprio effettivamente perché l’evento in questione sarà un sabato e una domenica e dal lunedì successivo non dovrò più andare al lavoro.

ho cambiato di nuovo stanza, il capo ci tiene a creare integrazione tra le diverse business unit, solo che non ha pensato al fatto che vado via tra un mese, quindi non so che integrazione potrà esserci.

perché potremo anche mischiarci al lavoro, ma se le porte restano chiuse e i gruppi continuano a mangiare tra loro, difficilmente ci sarà integrazione.

del resto io sono una outsider qua dentro, e non solo da ora.

soffro di quello strano complesso da lisa simpson per cui, tra le altre cose, mi integro, ma non troppo.

anche al liceo ero così.

cordiale con tutti, ma amica con nessuno di loro. è colpa di quell’arroganza di fondo che comunque ho per cui con i fascisti mai, a morte i figli di papà, e io non ho niente da spartire con gli scemi. sono stati cinque anni molto solitari.

quindi, visto che sono un’arrogante di merda ma con il senso dell’umorismo, mi ha salvato un’università di figli di papà in cui, tra gli altri, sono diventata amica di fascisti, scemi e gente con cui non ho niente in comune, anche oggi dopo dieci anni. e sono stati i cinque migliori anni di sempre.

alla fine ho scoperto che a volte basta una piccola variabile e cambia tutto.

per l’università fu roma.

quando sono arrivata in quest’agenzia le mie prime variabili positive furono una punk quarantenne con il complesso di peter pan, una spoletina con gli occhi incantati sul mondo, e un capo straordinario che in sei mesi è stato luce, guida e maestro.

quella squadra la rimpiango tutti i giorni.

e anche se oggi molta acqua è passata sotto i ponti, e qualche altra rara gemma luminosa ha illuminato questa permanenza, ho sintetizzato il tutto in un’unica grande verità:

“è inutile che ti lamenti visto che resti un’arrogante di merda”.

ma soprattutto: “la vuoi finire di mettere le mani avanti che ancora non sei manco partita?”

 

un po’ di sana strizza insomma.

 

collega(menti)

l’umanità di personale. l’umanità di colleghi. l’umanità al lavoro.

 

un collega che cambia lavoro

una collega che si innamora di un amico

un collega che è alla sua prima storia seria e ha il problema del regalo di compleanno

una collega che mangia cioccolato di nascosto in bagno

un collega che tradisce la moglie con una collega in ufficio

una collega che tradisce il compagno con un collega in ufficio

un collega che non sa dove andare in ferie

una collega incinta

un collega che ha fatto un casino con un cliente e si gioca il lavoro

una collega che ha fatto entrare due contratti in due mesi

un collega a cui hanno proposto un part time oppure va a casa

una collega con un tatuaggio nuovo

un collega che fa l’apicoltore

una collega che mi chiede “mi dai un abbraccio?”

un collega che soffre il solletico anche solo a guardarlo

una collega che da quattro anni si chiede “ma io che ci faccio qui?”

un collega che ha spiattellato la fine della sua relazione a tutti i suoi 2000 amici su facebook, clienti compresi

una collega ballerina

un collega giocatore di football americano

una collega che ha partecipato a Non è la Rai

un collega che tutti i mercoledì è su Rai Tre

una collega che vuole un figlio, ma vorrebbe tornare in Puglia, ma se torna in Puglia perde il lavoro e se perde il lavoro non può fare un figlio

un collega che non fa l’amore con la moglie da quando è nato il figlio, un anno fa

 

 

Something that I never had
Something that you’ve never seen
Something that you’ve never been
But I wake up and everything’s wrong

Just get ready for work, work, work, work, work, work

 

l’umanità che ho imparato a conoscere, amare e odiare in questi quattro anni, è grandiosa e disgustosa. fa rosicare e ammalia. persone a cui non presteresti nemmeno una penna, diventano la tua spalla e il tuo complice.

e gioiscono quando sanno che vai a vivere un’avventura.

si confidano quando hanno un problema e hanno bisogno di parlare alle macchinette.

si imbucano nelle stanze vuote dopo le otto di sera.

un’umanità fallace e estremamente vittoriosa.

competitiva e collaborativa.

140 persone, 5 giorni su sette, 9-10 ore al giorno.

incollati.

alcuni di loro, sarà dura salutarli.

altri ringrazierò di mollarli per sempre.

creare un legame.

col – le – ga – men – to.

 

prepararsi a partire

abbiamo casa a bruxelles e non ho difficoltà a dire che sia stato quasi facile.

oggi inizia la seconda settimana di lavoro del fermentato alla commissione e io inizio un altro lunedì di lavoro sapendo che tra 8 settimane avrò finito e tra 9 mi trasferirò.

da quello che ho capito bruxelles sembra essere una città viva e in movimento, con un clima incerto e un traffico compreso tra il lunedì e il venerdì.

per il momento non sono ancora arrivati i pensieri paranoia sulle possibilità di trovare o meno lavoro, mi preoccupa di più l’idea di organizzare un trasloco da sola. ma se organizzo da sola convention per 500 persone, dovrei anche capirmi con un traslocatore per spostare il mobile cinese da roma a bruxelles.

mi elettrizza la differenza linguistica del mio futuro paese.

francese, fiammingo, inglese, tedesco.

non credo di aver mai visto tanti annunci di lavoro in così tante lingue insieme.

mi auguro che in questa complessità linguistica possa andar bene anche una signora pasteis come me.

inizierò dal francese, poi plausibilmente, non mi basterà.

 

 

mi mancherà l’azzurro del cielo di roma.

mi mancherà il rosso dei tramonti su via dei fori imperiali.

mi mancherà il tevere che cambia colore ad ogni curva.

però sono pronta, non sono mai stata così pronta.

 

 

intanto tra una manciata di giorni faccio 30 anni e non so ancora come e se voglio festeggiarli.

 

 

 

 

il problema del magone della pasteis romana

la vita da single a casa non fa per me.

ho sonno la maggior parte del tempo, e quando non ho sonno, alterno lacrime amare con annessa visione del video del matrimonio, a studio matto e disperatissimo che tra un po’ sarò disoccupata, e se c’è una cosa che mi spaventa è la mia pigrizia. quindi dovrò fare molte moltissime cose e fare corsi e studiare cose.

sto seguendo un corso online che mi ha permesso di scaricare mille milioni di materiali su altri corsi e forse seguirò altre lezioni ancora.

cerco di tenermi impegnata insomma.

marito mi manca perché dopo aver vissuto come gemelli siamesi per tre anni e mezzo, diventa difficile imparare a riappropriasi degli spazi che sono stati per due e ora sono per uno.

lunedì mattina, prima sveglia da sola. dopo cinque minuti sono sbandata nel letto perché ho pensato “se mi riaddormento non mi sveglia nessuno”. quindi magone.

martedì mattina sveglia alle 4. da sola. quindi magone.

mercoledì mattina sveglia da sola alle 6 a causa di un incubo in cui mi cadevano i denti. quindi magone e nessuna capacità di riaddormentarsi perché quelli del piano di sopra avevano iniziato a litigare. la figlia era tornata alle 6. quindi magone e serie riflessioni sul tema: il rientro a casa la mattina, come affrontarlo con dignità.

 

devo prepararmi con calma a due mesi di pendolarismo tra roma e bruxelles.

sono solo due mesi, poi tutto sarà più facile.

lascio roma il 28 maggio. magone? certo, ma non vedo l’ora.

 

 

They wanna get my
They wanna get my
Gold on the ceiling
I ain’t blind
Just a matter of time
Before you steal it
It’s alright
Ain’t no guard in my house