Lisbona e la vera Pasteis

Lisbona è stata come una folata di vento caldo all’uscita da un supermercato con l’aria condizionata a palla.

Abbastanza per scaldarti, ma non così lunga da farti appiccicare i vestiti addosso.

Una parentesi romantica prima delle ferie vere.

Che io sia in ferie da quaranta giorni, e che in realtà era Tofu ad aver bisogno di una pausa, è solo una parte della storia.

Lisbona è una città vivace e in movimento, una città piena di cantieri, tra dieci anni potrebbe aver cambiato faccia completamente, o essere ancora più incasinata.

Lisbona mi ha ricordato Napoli, e questo mi ha scaldato il cuore.

Una città piena di suggestioni, più che una bella città, ma con un ritmo e una personalità ben definita.

Lisbona è viva.

Ho mangiato le vere pasteis e mi è sembrato che si aprisse una nuova dimensione. 

Lisbona è stata una folata matta di tre giorni, un weekend senza matrimoni (dall’estate del 2014 abbiamo fatto la bellezza di 14 matrimoni, altri due mancano all’appello per il 2017 e abbiamo già due Save the Date per il 2018 – quindi un weekend estivo senza matrimoni è un tema), e una pausa romantica dal laborioso Belgio in cui dormo ancora con il piumone perché qui l’estate non si è vista.

Tra una settimana inizieranno le due settimane di vacanze on the road tra l’Olanda e la Germania e per non farmi mancare niente, a fine ottobre vado in Corea del Sud.

Devo solo capire con i soldi di chi e poi non avrò più problemi.

Il cielo in una chiesa.

carry on this way

in realtà una parte di me vorrebbe poter dire che la mia vita belga sia ricca di avventura.

non è così, almeno non in questa fase.

è stato un mese interessante, ma non certo pieno.

ambientarmi non è esattamente come avevo immaginato e mi rendo conto che a volte mi manca la spinta per poter fare quel saltino in più.

ho organizzato un paio di pranzi, quasi tutti i weekend sono impegnati con i parenti italiani che vengono a trovarci. quando non abbiamo i parenti ci siamo fatti un addio al nubilato e un matrimonio a Roma.

sto bene direi.

anche se non ho molto da fare.

non direi che mi annoio, perché la noia è la peggiore delle cose su di me.

la noia è quella cosa che mi fa pensare di essere un’inetta e mi fa analizzare ogni singolo momento della vita per capire cosa è andato storto.

odio essere annoiata.

in realtà si tratta di spaesamento e pigrizia.

lo so che dovrei passare le mie giornate a riposarmi e basta, che non andavo in ferie da un sacco, che l’ultimo periodo di lavoro era stato super stressante e che ma quando mi ricapita?

però un po’ mi sento in colpa per questa pigrizia.

lo spaesamento invece è di tutt’altro genere.

ogni volta che esco da sola mentre marito è al lavoro, non riesco a capire dove sono, cosa cerco.

ho bisogno di crearmi dei punti di riferimento a Bruxelles.

per anni a Roma è stata la mia università, poi la libreria dove andavo a oziare, poi il mio posto di lavoro che mi faceva esplorare in lungo e in largo il centro città.

ora so solo dove sta casa mia.

e anche se a piedi sono in grado di arrivare in centro e portare in giro i parenti italiani in visita, non sono ancora riuscita a trovare un punto di riferimento “vero”.

qualcosa che abbia a che fare con la vita vera, non solo con il turismo.

non so se ha senso tutto questo delirio sui punti di riferimento.

 

una cosa però da dire c’è.

nonostante gli sbalzi climatici (abbiamo già parlato del fatto che qui in un giorno di luglio possiamo avere tre stagioni? e di solito quelle fredde), nonostante il fatto che spesso io passi giornate intere da sola, nonostante la sottile diffidenza (anche se estrema gentilezza) con cui i belgi ti accolgono nelle loro vite, io mi sento bene.

non cambierei questi giorni con nemmeno un giorno qualsiasi di magari grandi soddisfazioni al lavoro.

e mi dispiace.

mi dispiace di essermi dovuta trasferire all’estero per capire che non ne potevo più di quella vita, di quelle mansioni, di quelle situazioni di estremo servilismo per cui doveva sempre andarmi bene tutto.

e non me ne frega niente che in Italia ci sia il culto del lavoro che ti sfrutta per cui devi ringraziare il tuo capo per lavorare, e che dovrei ringraziare per aver avuto l’opportunità di lavorare in un’azienda così in crescita.

non mi importa.

non ne potevo più.

e sono felice di essere qui.

anche se non so quanto tempo ci metterò a trovare una nuova posizione, quanto sarà impegnativo lavorare in un’altra lingua e ambientarmi ai ritmi lavorativi di un’altra città. dopo 4 anni, mi sento di nuovo libera.

 

 

e le mie scelte musicali sono EVIDENTEMENTE segno di questi giorni.

 

socialità, un sentimento imprescindibile per una signora pasteis stabile

cosa fa una signora pasteis al sole (!) del belgio nei lunghi pomeriggi di giugno?

per lo più si riposa.

cerca lavoro, anche se si è resa conto che, volendo escludere stage per le istituzioni europee, il bilinguismo franco – fiammingo sembra una condizione irrinunciabile, e infatti ancora niente.

legge molto, un sacco di romanzetti rosa, qualche giallo, e poi gaiman come se non ci fosse un domani.

cerca di stare a dieta e di prendersi cura di lei. insomma, in tutti questi anni non ha fatto altro che lamentarsi di come il lavoro le stesse togliendo la vita e la possibilità di prendersi del tempo per le cose normali che, un minimo di attenzione a cose tipo la crema per il corpo o il non mangiare merda tutto il giorno le sembra il minimo.

 

ha sviluppato un curioso senso dell’umorismo per cui, parla di se stessa in terza persona.

questo la fa sentire più matta del solito?

il problema vero, al momento, è la socialità. soprattutto dopo aver appurato che, in effetti, la signora pasteis non è mai stata questa gran trascinatrice di folle, però adesso, anche se le scoccia ammetterlo, vorrebbe essere un po’ meno musona e un po’ più brillante/socievole/fiduciosa?

solo che dovrebbe anche essere onesta.

per una che ha passato tutta la vita a fare la snob nei confronti di chi partecipava agli happening per fare network, ritrovarsi ora a cercare di capire a come partecipare a un po’ di questi eventi per crearsi un po’ di conoscenze, le fa decisamente paura.

quindi cerca di buttarla sul ridere.

 

adesso la signora pasteis, che è sempre stata un gran burlona, vi farà una di quelle domande da un milione di dollari che sempre piace: avete suggerimenti su come creare amicizie a trentanni in un paese straniero per una che non ha un lavoro e non deve frequentare un corso universitario?

le idee sono ben accette.

e anche le frecciatine.

come vi pare insomma.

 

scoprire cose, vedere atomi, burocra(t)ia

io e la burocrazia siamo due mondi distanti.

il che è curioso, considerando che per lavoro organizzavo cose.

al momento ho passato ben quaranta minuti alla ricerca del documento di estratto mutuo che ovviamente, è stato spedito ad avellino.

comodo.

visto che risiedo a roma e sono attualmente domiciliata in belgio.

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io che faccio foto sfocate di notte a monumenti nazionali di paesi ospitanti.

il belgio.

che paese curioso.

mi avevano detto della pioggia, e quella me l’aspettavo.

quello che non mi aspettavo erano i 12 gradi ieri. 7 giugno, a mezzogiorno.

è un posto strano questo belgio.

in generale le persone mi sembrano gentili e rilassate, e questo è un bene. dall’altra parte noto una certa rigidità dei costumi, come se non capissero i grigi.

ora non voglio partire con i luoghi comuni degli italiani padroni delle sfumature, ma mi sfugge la loro rigidità.

si vive bene in belgio, e si vive anche meglio se di partenza sei benestante.

ho scoperto da poco l’esistenza e il funzionamento della mutuelle, una specie di assicurazione sanitaria obbligatoria.

in pratica vai a farti una visita, paghi quanto devi, compili un form e…zac!

ti addebitano direttamente i soldi sul conto corrente. e funziona davvero.

rapido, veloce e indolore.

a quel punto però mi sono resa conto che si tratta di anticipare soldi,  e se sei povero e non puoi permetterti di fare una visita, comunque i soldi non ce l’hai e non hai molti altri modi per scoprire come stai, perché lo stato i soldi non te li anticipa.

e che comunque è il caso che ti fai sta benedetta assicurazione (ce ne sono alcune che con 100 euro all’anno coprono un sacco di cose), perché se un giorno ti serve l’ambulanza, ti conviene chiamare un taxi, costa meno.

è strano questo belgio.

e strano come se io venissi da una terra tendenzialmente povera che ha sempre sofferto la questione del disavanzo economico, mi fossi trasferita poi nella capitale dello stesso stato in cui l’opulenza e la lentezza facevano in modo che rimanesse tutto uguale e tutto un po’ sofferto e ora fossi in uno stato del nord europa ricco, in una città ricca da cui si muovono milioni di euro.

quel genere di stranezza ecco.

 

per ora ho provato un sacco di birre, ho mangiato le famose patatine fritte due volte, ho saggiato i fasti della cucina marocchina e di quella balcanica (chiaramente qui tutti i ristoranti etnici sono spettacolari) e non ho ancora capito come facciano ad essere tutti magri con tutto quello che si mangiano (e bevono).

 

ho sempre tanta fiducia, però il sentimento più forte che sento in questo momento è lo spaesamento.

non ho ancora capito la strada da percorrere.

 

 

 

 

pasteis al belgio volume 1

avere trentanni:

  • trasferirsi all’estero
  • essere momentaneamente disoccupati

 

in effetti,  dovendo scegliere l’ordine delle cose da far succedere, queste due proprio non me l’aspettavo.

vivo ufficialmente a bruxelles da due giorni, in una casa molto carina con i colori del miele e della neve.

oggi arrivano le nostre cose e il signor ikea a rendere la casa un po’ meno un accampamento e un po’ più una casa.

non so ancora bene cosa provo.

lunedì sono stata in un fiume di lacrime la maggior parte del tempo, credo che però, come al solito, più che l’idea di lasciare Roma in sé, la cosa che mi ha spaventata all’improvviso è stata il non sapere quanto durerà.

quanto starò via?

mi sono trasferita per sempre?

non poter determinare esattamente le cose mi agita sempre un po’.

e poi non è un mistero, Roma era casa mia.

adesso sono in una città piena di birra e tutta da scoprire.

mi sento parecchio imbranata, anche nel parlare inglese se tutti parlano francese e magari anche fiammingo.

devo imparare a conoscere i nomi delle strade, i percorsi da fare, i ristoranti in cui andare!

ma devo anche e soprattutto conoscere delle persone, socializzare e uscire con persone.

chiaramente le ultime tre, per una come me, sono le più difficili.

 

 

cose che ho scoperto davvero incredibili e meravigliose:

  • hanno le zucchine gialle dette anche zucchine a banana
  • hanno i pomodori marroni (da mettere in bicchieri di plastica e mangiare tipo patatine ai party)
  • hanno la birra a 1 euro e mezzo

 

questi belgi sanno come divertirsi.

 

ps: se non state vedendo american gods, recuperatelo.

se non avete letto il libro di gaiman da cui è tratta la serie: prima vergognatevi per dieci minuti, poi recuperatelo dopo la serie, così potete stupirvi moltissimo durante la visione.

 

sai a questo grande evento…

sai questo grande evento sarà a tema made in italy e pensavamo di mettere una parte dedicata ai grandi fasti del cinema italiano!

bello! e a che pensavate?

eh, è un problema, non riesco a trovare una scena di vacanze di natale senza parolacce.

vacanze di natale?

si, poi mettiamo pieraccioni con il ciclone, quo vado e borotalco. secondo te dobbiamo mettere anche una scena di gomorra anche se è una serie?

 

cade il sipario.

 

the blonde salad sarai te

è stato un trentesimo pieno di amore.

certo, negli stessi giorni del mio compleanno e della mia festa chiara ferragni impazzava sui social con feste vip, videomessaggi e richieste di matrimonio.

ma il mio è stato un trentesimo pieno d’amore.

da parte dei miei amici che hanno viaggiato anche di notte per festeggiarmi.

da parte della mia famiglia che ha fatto i bagagli ed è venuta a roma, anche per salutarmi, che è vero che bruxelles è dietro l’angolo, ma non è proprio la stessa cosa.

da parte dei miei colleghi di lavoro, una selezionatissima parte che è venuta a fare baldoria, e sono rimasti cazzeggioni.

da parte degli ex colleghi di lavoro del tofu, che si può dire, sono amici.

da parte del locale in cui abbiamo fatto una finta festa a sorpresa che faceva i cocktail più buoni del mondo.

da parte anche di quel megalomane di chef, a cui è bastata un’arruffianata per avere il menù di compleanno più buono dell’universo.

da parte di tofu che ha passato più ora sugli aerei che a terra ma non ha mai perso il sorriso e si è fatto carico, di una settimana di festeggiamenti che fedez in confronto è un pivello.

sono proprio una pasteis fortunata.

colonne sonore rilevantissime.

ora devo solo ricordare a me stessa: ma come cazzo mi è venuto in mente di ridurmi all’ultimo per il trasloco?

poi tutto andrà meglio.